È corretto parlare di errori nello Shiatsu? Certo, assolutamente. Il primo errore è già presumere che nel mondo dello Shiatsu non esistano errori. E invece, possono esistere. Ma chi è in grado di definirli? Su quali basi? E da quale punto di vista? In questo articolo, Mike Mandl vuole creare un dibattito nella comunità dello Shiatsu, affinché i praticanti si pongano domande sullo Shiatsu. Un appello per un dibattito costruttivo…
Un errore può essere definito come l’allontanarsi da un sistema decodificato, da un processo o da un risultato in relazione a uno standard definito o a regole definite o a un obiettivo definito. Per poter parlare di errori, quindi, sono necessari dei punti di riferimento. Per poter parlare di errori nello Shiatsu, sarebbero necessari punti di riferimento nello Shiatsu. Tuttavia, ce ne sono pochissimi. Perché? In Occidente ci riferiamo principalmente al sistema di Shiatsu di Shizuto Masunaga. La morte prematura di Masunaga, però, ha lasciato un sistema molto aperto, incompleto sotto molti aspetti. Inoltre solo pochi rappresentanti del lignaggio diretto hanno conservato autenticamente il cuore del metodo. Queste circostanze sono state e costituiscono tuttora terreno fertile per una maggiore interpretazione personale dello Shiatsu, per la nascita di molte sotto forme e stili propri, un processo che è molto in linea con la nostra mentalità occidentale, con la sua tendenza all’individualismo e alla libertà in tutti gli ambiti della vita. Noi (occidentali) attribuiamo più importanza a questo approccio individuale allo Shiatsu piuttosto che alla ricerca – o alla definizione – di punti di riferimento comuni che potrebbero essere considerati la base dello Shiatsu. Ed è proprio questo, a mio avviso, il secondo errore.
Infatti un sistema non può essere definito senza punti di riferimento. È anche impossibile comprendere fino a che punto una persona abbia realmente compreso, interiorizzato o addirittura fatto proprie le componenti sostanziali di un sistema. Senza punti di riferimento è difficile avere uno scambio professionale sulle strategie di trattamento e su come affrontare correttamente casi di eventuali lamentele. In generale: senza punti di riferimento è possibile descrivere solo vagamente che cosa sia effettivamente lo Shiatsu, che cosa possa fare, quale sia il suo obiettivo e dove possa meglio posizionarsi sul mercato. Ancora oggi è talvolta difficile confrontare alcuni approcci allo Shiatsu e trovare fra loro un terreno comune, perché si basano su modi di vedere le cose completamente diversi. Possiamo considerare questo stato delle cose un’evoluzione, oppure come un’aberrazione, perché un albero senza radici forti e un tronco solido finirà per esaurire la propria forza. Per non parlare dell’impossibilità di una vera fioritura….

Molti metodi asiatici hanno già subito questo processo e hanno perso gran parte della loro forza originaria. Per esempio come per il Qi Gong o il Tai Chi: in origine si trattava di un sistema completo per sviluppare la propria personalità fino allo ‘Zhen Ren’, il vero essere umano radicato nella libertà e nel vuoto del Tao. Nel frattempo, però, spesso vengono proposti come un insieme di piacevoli esercizi di respirazione e movimento che servono a rilassarsi e a ridurre lo stress. Così come per lo Yoga per il quale si è sviluppata una tendenza globale del fitness che si inserisce nel concetto da rivista di lifestyle e che ha persino generato bizzarrie come lo yoga della birra, lo yoga del ciclista, lo yoga nudo o il death metal yoga. Oggi l’aspetto della connessione profonda fra anima e corpo per connettersi a una coscienza superiore è difficile da ritrovare in queste pratiche. E come viene considerato lo Shiatsu? Lo Shiatsu implica in parte un tocco gentile e attento, con un orientamento verso un metodo.
Certo: l’uomo moderno ha bisogno anche di questo in tempi di tensione. Un po’ di benessere per l’anima. Perché no?! Quindi: è un bene oppure no? Non si può dire, perché dipende da cosa si vuole vedere nello Shiatsu e da come lo si vuole interpretare.
È proprio di questo che dovremmo parlare e discutere di più. Perché se l’apertura del sistema Shiatsu offre numerose possibilità di connessione, non andiamo a cercarle dove il sistema è nato? Perché non interpretare lo Shiatsu come un sistema di arte curativa globale con radici nella medicina e nella filosofia orientale? In questa prospettiva, molti aspetti moderni dello Shiatsu potrebbero essere messi in discussione. Ci sono infatti molte interpretazioni dello Shiatsu che, a mio avviso, si allontanano maggiormente dai principi di base tradizionali, che, viste in quest’ottica, potrebbero essere interpretate come errori.
L’insegnamento precoce
Una delle principali motivazioni per insegnare lo Shiatsu è condividere con gli altri il proprio entusiasmo per questo sistema. Lasciar scoccare la scintilla del fascino. Questo è meraviglioso, ma di solito accade – secondo un approccio asiatico tradizionale – troppo presto. Certo, a questo punto si potrebbe mettere in discussione la tradizione. Si potrebbe mettere in discussione tutto, naturalmente. Ma potremmo anche cercare di capire le intenzioni che stanno dietro a questo punto di vista e cosa possiamo imparare per lo Shiatsu, che per diventare un’arte del corpo basata sull’energia ha bisogno di due fattori. Il tempo e lo stretto contatto con un accompagnatore che sia consapevole delle fasi di sviluppo corrispondenti e che le abbia interiorizzate e padroneggiate in modo autentico. In altre parole, un compagno di viaggio competente che garantisca di non deviare dal percorso (almeno) nella fase iniziale. L’apprendimento dei principi di base necessari per un qualsiasi metodo richiede solitamente tre anni.
Per una vera e propria integrazione personale, si possono aggiungere altri quattro-sei anni. Il risultato è un tempo di apprendimento che va dai sette ai nove anni per gettare le basi. E intorno a questo processo esistono miti popolari dell’Estremo Oriente secondo i quali un novizio deve prima spazzare il pavimento di una sala di addestramento per sette anni prima di iniziare gli insegnamenti del maestro. Si tratta, ovviamente, di una metafora. Il pavimento rappresenta i principi fondamentali. Lo spazzare sta per la cura quotidiana, costante e coerente di questi, per la rimozione della contaminazione da parte dell’ego esagerato che oscura l’essenza. Solo quando questo processo viene completato con successo, si passa dallo stadio di principiante a quello di adepto e solo allora si passa a tecniche e teorie più complesse, che portino ad una comprensione più profonda e completa del metodo specifico.

Molti praticanti di Shiatsu hanno iniziato ad insegnare molto presto, addirittura prima di terminare la scuola elementare. Era semplicemente così: gli insegnanti venivano dall’Oriente, si completava un weekend di corso e poi si veniva più o meno lasciati soli. Alcuni andavano dai maestri per imparare più intensamente in loco con loro, ma pochissimi avevano e hanno avuto più di qualche mese di contatto diretto. Ed è comprensibile: viviamo in Occidente. In effetti quando ci consacriamo ad un sistema come quello dello Shiatsu intendiamo prima di tutto liberarci da numerosi fardelli culturali che ci sono stati imposti e nei quali ritroviamo una certa ristrettezza e rigidità. E questo è traducibile in un approccio all’essere basato su una sorta di determinismo molto spesso prevedibile nei percorsi di vita intrapresi o nelle nostre relazioni, raramente esenti da conflitti con le figure rappresentanti l’autorità. Ricerchiamo spazio e libertà – una forma di liberazione nelle discipline asiatiche, ma spesso non vogliamo intraprendere il percorso che è veramente necessario per questo, o almeno non nella sua interezza.
Per esempio se ho appena imparato 1×1, ma nella pratica mi trovo di fronte a radicali ed equazioni differenziali, allora c’è una lacuna. E nasce la necessità di colmare questa lacuna. Lo Shiatsu in Occidente ha fatto questo: ha cercato di colmare questa lacuna con ciò che è a portata di mano, sia che si tratti di lavoro miofasciale oppure di osteopatia, cranio sacrale, sciamanesimo, conversazione, psicologia, ecc. per cui sul tronco dello Shiatsu si sono innestati altri rami. Ed è così che sono nate le forme miste. Un percorso formativo più lungo e un approfondimento delle caratteristiche specifiche dello Shiatsu o della visione asiatica del Ki e dell’essere umano avrebbero potuto far sì che queste lacune si colmassero da sole, perché ci vuole tempo per comprendere e applicare un sistema nella sua completezza.
Con l’innesto di questi rami più diversi, tuttavia, in nessun metodo i rispettivi principi fondamentali possono raggiungere la loro fioritura e rendersi veramente riconoscibili. In relazione allo Shiatsu si parla di energia, di pressione, di meridiani, ma anche di elementi costitutivi come lo Yin e lo Yang. Uno sguardo al mondo dello Shiatsu lo conferma. La maggior parte della formazione continua riguarda lo Shiatsu e il metodo XY. Si parla soprattutto di Shiatsu dal punto di vista dell’approccio XY, per cui raramente si parla di visioni più ampie dei principi di base o di come affrontare i problemi professionali, anche se è proprio qui che potrebbero aprirsi grandi opportunità, anche per quanto riguarda il posizionamento sociale dello Shiatsu. Per esempio, ditemi voi, come fate a fare Shiatsu con i malati di Long-CoVid e con le tante altre conseguenti ripercussioni ? Per poter scambiare idee su questo, avremmo bisogno ancora una volta di alcuni capisaldi o principi di base. Ma…
L’interpretazione incompleta dei principi fondamentali
Una tendenza generale nel mondo dello Shiatsu è il rifiuto della diagnosi e della teoria. Si arriva a dire che la diagnosi è fuori luogo nello Shiatsu. Ho anche sentito dire che: ‘Se fai una diagnosi, non stai facendo Shiatsu’. Le persone amano giustificare questa affermazione con una citazione di Masunaga: ‘La diagnosi è un trattamento. Il trattamento è diagnosi’. Tuttavia, questa citazione include un aspetto yin e uno yang, e se stiamo parlando dei principi fondamentali dello Shiatsu, non dovremmo almeno riconoscere lo yin e lo yang come un tutt’uno? A questo punto, naturalmente, si può affermare che lo yin e lo yang non sono altro che un concetto. Ma si può anche affermare che l’uomo e la donna, il giorno e la notte, la salute e la malattia, o il vivere e il morire sono solo concetti. Questo è vero, a livello assoluto. Ma a livello assoluto, non c’è nemmeno nulla o niente da fare. Tuttavia, a livello relativo, la nostra mente e il nostro corpo sono soggetti a fluttuazioni energetiche e queste sono espresse dallo yin e dallo yang, quindi questo modo di vedere le cose è alla base della maggior parte dei sistemi energetici asiatici, ma anche di molti sistemi energetici occidentali, dove non si parla più di yin e yang, ma del principio di dualità o polarità.

Ci avviciniamo ai massimi livelli quando si comprende che bisogna lasciare che le polarità della vita si fondano interiormente in un’unità. Questo significa anche collegare sempre di più diagnosi e intuizione, la teoria e il sentire, il sintomo e la persona nella sua interezza, l’oggettivo e il soggettivo, invece di separarli l’uno dall’altro. Tuttavia siamo comunemente attratti dall’aspetto Yin dello Shiatsu. Sentire, anziché pensare, sperimentare direttamente, ascoltare dentro di sé e così via.. Certamente anche per creare un equilibrio per noi stessi rispetto al nostro mondo più orientato allo Yang. Possiamo definire Yang nello Shiatsu la diagnosi e la teoria. Ma se allo yin viene data la priorità e lo yang viene parzialmente rifiutato o trascurato, allora non si procede diversamente dalla medicina classica, che è scettica nei confronti dello yin e lo tiene fuori dal proprio approccio. Uno Shiatsu completo implica un equilibrio tra i due approcci. Dovrebbe combinare il massimo della conoscenza con il massimo dell’intuizione. Una diagnosi chiara e una curiosità dello spirito. Una strategia precisa con spazio per l’improvvisazione. A seconda della situazione e delle esigenze dei nostri clienti, nel trattamento si utilizza l’uno o l’altro aspetto. O addirittura entrambi. Perché l’essenza dello Yin e dello Yang significa soprattutto: « entrambi » e non «l’uno o l’altro.
Nell’ultimo Shiatsu Journal è stato scritto ‘che con la diagnosi di Hara non dobbiamo mai cercare di cogliere la situazione oggettiva, energetica di una persona. Invece, dobbiamo sperimentare la persona attraverso il nostro tocco nelle singole zone di diagnosi in diversi aspetti del suo essere. Ma perché « invece» ? e non insieme Yin e Yang? Possiamo e dobbiamo cogliere oggettivamente la situazione energetica per quanto possibile e l’essere umano nella pienezza del proprio essere. Si può anche discutere fino a che punto l’oggettività sia possibile, ma il fatto che qualcosa sia soggettivo non significa che sia esclusivamente individuale. Mia moglie, per esempio, è molto brava a sentire la temperatura di una persona, di solito con un’approssimazione di mezzo grado. Ha una formazione adeguata perché ha avuto dei figli ed è in grado di dire immediatamente se una persona ha la febbre o meno, anche se la sua impressione è soggettiva. Sarei ugualmente sorpreso di definire lento un polso di 150 battiti al minuto e veloce un polso di 50 battiti al minuto. Certo, l’impressione soggettiva non ci dice se si tratta di 151 o 149 battiti, ma rapidamente può classificare molto chiaramente con un’adeguata calibrazione del database interno. E quanto più precisamente questo database interno viene calibrato attraverso migliaia di trattamenti e casi di studio, tanto più chiaramente si possono individuare e classificare le tendenze energetiche.
Quindi nello Shiatsu è possibile cogliere sia il sintomo sia la persona, per cui la domanda da porci è piuttosto: perché non dovremmo farlo? Cosa ci impedisce di farlo? Il pregiudizio è che se nel mio stile enfatizzo consapevolmente l’uno o l’altro, allora si tratta di una preferenza personale, che non esprime altro se non che si è ancor più radicati nella polarità di quanto si voglia ammettere e non si riesce a guardare l’unità degli opposti dall’alto. Si tratta di un’interpretazione incompleta dei principi fondamentali. Invero Masunaga ha espresso chiaramente entrambi gli aspetti nella sua citazione: ‘La diagnosi è il trattamento. Il trattamento è la diagnosi’. Yang e yin. Yin e yang.
Inoltre, se separiamo il sintomo dalla persona, dimentichiamo un altro principio fondamentale del pensiero asiatico e anche di quello energetico: il macrocosmo si riflette nel microcosmo e il microcosmo si riflette nel macrocosmo. Posso vedere l’intero essere umano in un sintomo. E posso vedere nell’intero essere umano i suoi sintomi. Posso trattare l’intero essere umano attraverso il sintomo. E posso trattare i suoi sintomi attraverso l’intero essere umano. Pertanto, sembra un po’ strano tracciare una linea di demarcazione tra il corpo e il sottile, soprattutto in ambito Shiatsu, e addirittura definire il sottile ‘più importante’, come ho sentito recentemente in una trasmissione. Invero il sottile si manifesta nel corpo e il corpo manifesta il sottile. Rischieremmo altrimenti di non tenere conto della necessità di coltivare il corpo fisico come specchio del corpo energetico, e di classificare il corpo come sempre meno importante. E anche questo è un fenomeno che si può osservare sempre più spesso.
Ma torniamo ai sette anni di noviziato e alla pulizia del terreno. Questa metafora si riferisce anche al fatto che dovremmo pulire profondamente – cioè trasformare fisicamente – il terreno – il nostro corpo – per almeno sette anni, in modo che si creino le condizioni adatte per il vero sviluppo del Ki. E in fondo lo facciamo anche con i nostri clienti dando loro piccoli compiti ad hoc come un’alimentazione sana e un po’ più di movimento, per migliorare il Ki ?
Ma che si tratti di sintomi o di persone, di corpi o di Ki, ancora una volta, solo entrambi sono l’unico approccio veramente olistico. Tutto il resto sarebbe un approccio a metà. Il simbolo stesso dello yin e dello yang indica che c’è yin nello yang e yang nello yin.
Conclusione
Il processo di individualizzazione dello Shiatsu e le prospettive e le affermazioni che lo accompagnano spesso indicano che non possiamo nemmeno più riferirci allo Yin e allo Yang come principio comune del nostro lavoro. Ma se non consideriamo nemmeno più lo yin e lo yang come base, cosa succede? L’incontro con il cuore? Sì, certo è la cosa più importante, ma non specifica per il metodo Shiatsu. Lo è in generale per l’incontro fra due persone in qualsiasi tipo di contesto. Ma un metodo ha bisogno di radici forti e di un tronco solido per fiorire. Quali radici vogliamo dare allo Shiatsu? Quale tronco?
A questo proposito, mi piacerebbe molto stimolare un dibattito aperto.
Questi sono altri punti che, a moi avviso, meriterebbero di essere chiaramente considerati e discussi:
- Ki
- Il sistema dei meridiani
- La pressione nello Shiatsu
- Le fasi di sviluppo dello Shiatsu
Se siete interessati a scrivere su questi argomenti, contattateci via e-mail a: ryohoshiatsu[a]gmail.com
(continua)

Autore
- Toccare il trauma, capire il trauma – Parte 2 - 29 August 2023
- Toccare il trauma, capire il trauma – Parte 1 - 24 August 2023
- Errori comuni nello Shiatsu - 23 January 2023
Traduttrice








